venerdì 10 giugno 2011

Digital divide ed altre amenità




- La metà degli italiani ha un collegamento Internet. Non lo trovi notevole?

- Notevolissimo, ma mi colpisce di più che la metà degli italiani NON abbia un collegamento internet.

- Ah, tu sei per il bicchiere mezzo vuoto.

- No, io sono per il bicchiere. Internet è il bicchiere. Chi non ha accesso alla rete non ha un bicchiere mezzo vuoto: non ha proprio il bicchiere.

- Secondo me esageri: la gente prima di Internet campava bene lo stesso. Anzi, forse anche meglio.

- Sai, sono anche d'accordo con la tua affermazione. Ma la specificherei. La gente prima di Internet magari campava meglio. Ma siccome oggi Internet esiste, se non vi hai accesso non campi affatto meglio. Anzi. Sei tagliato fuori.

- Magari non ne hai bisogno.

- Sbagliato. Sicuramente ne hai bisogno. Perché Internet è il bicchiere, ti ricordo. E sei tu a riempirlo dei tuoi contenuti, e della quantità di cui hai bisogno. Magari ti serve per documentarti, magari per svago, magari lavoro. Non importa. L'importante però che che tu abbia la possibilità di accedervi.

- Non sono d'accordo: cosa se ne fa l'anziana di Internet? Tanto manco lo sa usare.

- Questo è un pregiudizio molto grave, che comporta poi una emarginazione sociale proprio di categorie che potrebbero trarre reali vantaggi da Internet. Pensa ad attività pratiche come vedere quale sia la farmacia di turno, dialogare coi nipotini lontani, leggere il giornale senza scendere a comprarlo...

- Mi sembrano i soliti discorsi teorici. Alla resa dei conti poi l'anziano non si appassiona ad Internet.

- Non ne sarei tanto certo...


martedì 5 aprile 2011

E se cadesse un meteorite?

- Emergenza!
- Eh, ci mancava... Che è successo adesso?
- Hanno chiamato dall'aula di formazione.
- Beh?
- Non si è presentato il docente.
- E perchè mai?
- L'hanno chiamato: ha dato una motivazione inattaccabile.
- Cioè?
- Si è dimenticato.
- Beh, quando succede l'imponderabile...
- E adesso?
- E adesso dobbiamo mandare qualcuno in aula. Non possiamo tenerla sguarnita.
- E chi ci va? Io non posso, ho una consegna da fare.
- Io neppure: sto aspettando delle persone. Proviamo a chiedere a Paola.
- Paola oggi è fuori, dal sindacato.
- Gianluca?
- Ferie.
- Paride?
- Non lavora più qui da due mesi.
- Ah, non me n'ero accorto. Mi sa che dovremmo rivedere i carichi di lavoro.
- E' quel che mi dice sempre anche mia moglie.
- Ah, sei sposato?
- Mi hai fatto da testimone di nozze.
- Scusa, è che davvero è un periodo allucinante.
- Insomma, chi ci mandiamo?
- Proviamo con Matteo?
- Ha docenza nel pomeriggio e fino a sera. Si fa già 9 ore.
- Perfetto! Giusto giusto per infilarlo stamattina. Tanto quanto deve tenere l'aula?
- 4 ore.
- A posto. Chiamiamolo subito, non sia mai uno pensi di stare a grattarsi mentre gli altri lavorano.
- Mi pare giusto. Buttalo giù dal letto.

Situazione reale, ricostruzione grottesca ma non troppo lontana dalla verità.
In una azienda ci sono ciclici periodi di calma piatta e superlavoro. L'imprevisto non esiste: fa parte del quotidiano. A renderlo ancora tale è solo la tipologia di inconveniente.

Si può cercare di prevedere tutto, pianificare il minuto, salvo l'imponderabile.
Una dimenticanza altrui, tra l'altro di un esterno all'azienda, rientra nel prevedibile o nell'imprevedibile?
Quale il parametro di misurazione del caso?
E' ovvio che estensivamente si potrebbe immaginare ogni singolo contrattempo, e dunque una assenza di un docente dovrebbe sempre trovare adeguata e pianificata contromisura.
Ma questo modo di intendere una azienda ne decreterebbe anche la sua prematura fine: il tempo impiegato a cercare di indovinare ogni possibile intoppo e conseguentemente tentare di trovarne la soluzione porterebbe via risorse fondamentali dalla normale catena produttivo-esecutiva.
L'unica cosa realmente fattibile è mantenere una struttura elastica, nella quale sia sempre possibile ricorrere a risorse intercambiabili, in grado di tappare le falle.
Si tratta di un modus agendi obbligato. L'azienda deve solo fare attenzione nella fase iniziale di scelta delle risorse, quanto ad affidabilità e professionalità. Fatto questo il suo occhio va spostato sulla routine e i carichi di lavoro.

L'acquisto di una buona palla di cristallo potrebbe risolvere il resto delle problematiche ma ultimamente se ne trovano sempre meno.

E comunque sono carissime.

mercoledì 2 febbraio 2011

Cosa significa "avere influenza" su un'azienda.

Lavoro in una piccola azienda con un elevatissimo grado di interscambio tra gli interni: siamo tutti in grado di ricoprire efficacemente più o meno le medesime posizioni, avendo competenze comuni e tutte di elevato livello.
A questo si aggiunga un sistema di gestione incarichi computerizzato davvero efficiente: tramite esso la pianificazione di ogni giornata, settimana, mese è ad un livello di dettaglio tale da impedirti di commettere errori strategici di allocazione di risorse.

Questa doppia scelta (personale interscambiabile e sistema elettronico di gestione) si è sempre rivelata vincente, essendo stata la chiave di volta in grado di permetterci di uscire da empasse che avrebbero messo in ginocchio qualunque altra struttura. Nessun imprevisto, emergenza, commessa dell'ultimo secondo o richiesta assurda di un cliente il 24 dicembre ha mai messo in crisi ciò che internamente chiamiamo "La Fortezza".

Però.

La settimana scorsa Alfredo ha preso l'influenza. Si è presentato in ufficio con una faccia che ci ha spaventato: un colore che Fantozzi avrebbe definito tra il "rosso pompeiano" e il "blu tenebra". Ci ha detto di sentirsi la febbre altissima, non sapeva neppure quanto ma quel giorno abbiamo tenuto i termosifoni a mezzo servizio perchè per scaldare l'ambiente bastava la sua presenza. Per dire.

E' rimasto solo poche ore e poi non ce l'ha fatta. Nessun problema - s'è pensato - il nostro efficientissimo sistema prevede che in caso di assenza di Alfredo sarà Sebastiano a prendere il suo posto circa gli incarici A-S-V mentre Giulia si occuperà di quelli B-F-H.

Perfetto.

Il giorno dopo però anche Giulia non si è presentata: influenza. E così Fernando. E Sabrina è andata via dopo pranzo.
In questi casi il sistema prevedeva un surplus di lavoro per Federica, Ivana, Massimo e Luca. Ma nessuno di questi era presente il giorno successivo.
Al quarto giorno era rimasto in azienda un quinto dell'organico.

I superstiti (quelli che per l'influenza si erano vaccinati ed un paio baciati dalla genetica) hanno richiesto al sistema di rielaborare gli incarichi, fiduciosi che anche con quella assurda situazione qualcosa si sarebbe potuto organizzare.
Ebbene, non ci crederete ma davvero, anche stavolta, il nostro programma ha generato una risposta coerente con la nuova emergenza.
Magari non perfettamente esaustiva, nè in grado di risolvere in maniera decisa e compiuta la situazione, ma davvero calzante.
Questa:
:-P

mercoledì 12 gennaio 2011

Fatevi i fatti mostri

Netturbini chiacchierano in servizio: il sindaco, Michele Emiliano, pubblica le loro foto su Facebook.


Un cittadino (anch'egli con discreto tempo da perdere) vede tre netturbini chiacchierare durante l'orario di lavoro, li fotografa e invia sulla pagina Facebook del sindaco la foto incriminata. Questi, prontamente, avvia una inchiesta per sottolineare il fancazzismo e l'indolenza (già accertata e messa alla gogna) dei malcapitati-sfaccendati.

"E' Facebook, baby, non hai scampo".

L'uso a sproposito di Facebook genera piccoli grandi mostri.

Da mezzo ludico a parte della vita di ciascuno di noi, anche lavorativa. I cellulari armati di fotocamera e il collegamento internet mobile fanno il resto.

Siamo informati di tutto: so che il mio amico che vive a Berlino ha una colite, oggi. L'aveva anche ieri, eh. E che Serena, sconosciuto mio contatto facebookiano da tre mesi, si trova alla fermata dell'autobus: "way to Adelaide", scrive. Non so se sia la città o una sua amica.

Ma non importa. Importa condividere, far sapere ai nostri contatti che si è.

Quando vinsero il concorso per netturbini al comune, quei tre probabilmente tutto pensavano tranne di diventare un caso mediatico che avrebbe messo in pericolo il posto di lavoro. Sprovveduti!

Il Grande Fratello non è solo Endemol. Siamo un popolo di Brunetta, di guardoni senza neppure il ritegno dell'imboscamento.
La parrucchiera di mia moglie è una dilettante rispetto a qualunque mio contatto su Facebook.
E pensare che era nato per mettere in contatto compagni di scuola che non si vedevano da tempo.
Ora odio tutti loro: l'intera III C. Siete cresciuti male, invecchiati peggio.
Quasi quasi pubblico le vostre foto di ieri e di oggi, così ve ne rendete conto.
Facebook mi incattivisce ormai, da quando ho smesso con Farmville non sono più lo stesso.

Intanto è stato annunciato l'avvio di un'indagine interna per verificare eventuali responsabilità dei netturbini.

Moderni capri espiatori.

mercoledì 17 novembre 2010

Che avete di altro nello scantinato?

Avevo intenzione di farmi del male e prendere un Iphone 4. Ho già un Iphone ma il nuovo fa più figura poggiato sulla scrivania (a cosa pensate serva un Iphone?), dunque entro in un Negozio 3 (avevo letto di una offerta in abbonamento che mi permetteva di avere il mio giocattolo a costo zero, sottoscrivendo un certo piano).


- Buongiorno


- Buongiorno, prego


- Avevo letto dell'offerta blablabla... e volevo prendere un Iphone 4


- Certo, abbiamo il 32 Mb


- Nono, non mi serve, volevo il 16 Mb, non c'è?


- Certamente, ma è in offerta con un Nokia


- Come?


- Se vuole l'Iphone 16 Mb dovrà sottoscrivere un piano triennale per questo, ma anche prendere un Nokia e anche per quello sottoscrivere un impegno di ricarica per tot mesi che...


- ...ma io non ho bisogno di due telefoni


- Mi spiace ma è questa l'offerta. Comunque è molto vantaggiosa


- Beh, non per me, avendo bisogno di un solo telefono. E poi perchè quest'accoppiata Apple-Nokia?


- E' una promozione particolare che...


- ...vi aiuterà a ripulire i magazzini dai ferri vecchi, ho capito. Comunque no, grazie. Quando posso avere solo il mio Iphone con il mio piano (che tra l'altro pubblicizzate ampiamente dappertutto)?


- Provi la settimana prossima



Sono passate tre settimane e sto ancora cercando di capire quanto prossima sarà quella settimana.

Le strategie di marketing delle aziende telco sono quanto di più aggressivo, rapido, devastante si possa incontrare nella giungla delle vendite. E questo soprattutto per la rapida obsolescenza della tecnologia.

Questo però porta spesso errori strategici: in tre settimane io potrò anche girarmi le scatole e passare alla concorrenza, se mi offre il telefono che voglio senza essere costretto a prendere in aggiunta altri telefoni, forni a microonde o mountain bike con cambio Shimano.

La pianificazione delle scorte è vitale in questi casi.

Ed il cliente non deve scontare scelte errate del reparto acquisti.

E ora, vediamo che mi offre Vodafone.

martedì 26 ottobre 2010

La voce del padrone

Oggi mi ha telefonato Google!! Sìssì, proprio così. Il signor Google ha alzato la cornetta e ha fatto proprio il mio numero. O meglio il numero della Nexus.

Devo ricordarmi di dargli l’interno. Hai visto mai….

O meglio, era la signora Google, perché la voce era sicuramente femminile.

Gianluca al centralino, con un accento come di chi ha sentito per la prima volta la voce di Nostro Signore in diretta, mi dice “Nazario, c’è Google. Vuoi parlarci?”

Scusate, ma se a voi dicono “C’è il sommo in linea” voi cosa fate?
Dite “Che palle! Fallo aspettare un po’ che è la terza volta che mi chiede un consiglio su come salvare il mondo”?
Oppure prima di svenire vi fate passare la chiamata?


Io ho optato per la seconda opzione.


“Buongiorno sig. De Mori, qui è Google”
e qui è partito un tuono in sottofondo.

“Buongiorno”


“Volevo sapere se aveva ricevuto il nostro buono per utilizzare Adwords”

Ahhhhh, è una marchetta

“Si, ma sa com’e’. Il lavoro… il tempo. Insomma non l’ho ancora utilizzato”


“Ma se vuole possiamo far partire la campagna adesso, insieme. Se ha un po’ di tempo potremmo appianare tutti gli ostacoli.”


“Facciamo martedì prossimo allora, se è possibile, che ora come ora ho un po’ da fare”


E facciamolo aspettare ‘sto sig. Google, visto che non vuole un consiglio su come acquistare Facebook o su come implementare ulteriormente Android


“Non c’e’ problema, il mondo lo possiamo salvare la settimana prossima. Oh mi scusi, mi ero distratta. L’account lo possiamo aprire la settimana prossima”.


Bene, non fa un po’ strano a voi che Google, come strumento marketing, utilizzi il telefono, dico
I L T E L E F O N O.

Quella cosa antiquata, con un’appendice a forma di corna piena di germi.

Io mi aspettavo che, per fare marketing in prima persona, Sua Magnificenza utilizzasse almeno un transponder unito ad un teletrasportatore collegato al ponte ologrammi.
(Si, da piccolo ho visto StarTrek. Poi con mio nipote bambino ho visto StartTrek. Adesso ho i bambini piccoli, per cui continuo a vedere StarTrek)

Ma, se Google utilizza il telefono, perché vuole farmi utilizzare AdWords, Ad Sense….e tutti quegli altri fantastici strumenti su Internet.

E' un po' come se Marchionne usasse una Volkswagen. Prodotta in italia.
E infatti, cos'è quest'odore di bruciato?

Adesso basta con gli scherzi ed analizziamo la vicenda da un punto di vista marketing.
Google sa benissimo che una campagna marketing non si fa con un mezzo solo. Prima di tutto ha sparso la notizia sul web.

Quindi ha inviato una mail (che ha fatto, io ho il buono per testare AdWords).
Poi visto che non ho partecipato alla campagna di testing, ha telefonato per invitarmi ad utilizzare il coupon.

Chissà cosa succede se martedì non mi faccio trovare.

Sicari, Macchina rigata?

venerdì 15 ottobre 2010

Coerenza



Parlavo con un'amica, ieri sera, in chat. Si commentava Santoro, Annozero. Capita spesso di attuare questa forma di comunicazione crossmediale: tv, Internet, cellulare.

[i nati successivamente al 1980 ignorino questa parte]
Sono lontani i tempi del "è venerdi, c'è Portobello". E il giorno dopo a parlare tutti solo del fatto che neppure quella volta il pappagallo avesse parlato.
[fine parte per gli anziani]

L'interazione oggi abbraccia luoghi e tempi (e mezzi) con una facilità sconosciuta anche solo pochi anni fa. Arriva anche la Google tv, a breve, capace di fondere definitivamente (così pare ma questi proclami li ricordo da una quindicina d'anni almeno) televisione ed Internet.
E cosa mi dice la mia amica?

- Ah, una novità: non posso leggere il tuo blog dal lavoro
- Come mai?
- Il filtro aziendale lo blocca: lo segnala come "sesso".
- "Sesso"?
- Già.
- Ma se parla di comunicazione e aziende!
- Ma usi spesso metafore... l'altra volta quella cosa della savana, della concorrenza tra leoni, maschi dominanti...
- Embè?!
- Embè questo ha fatto scattare il sistema.
- Ma è ridicolo! Fallo presente al tuo capo.
- Già fatto. Dice che lo può risolvere solo il tecnico.
- E fatelo risolvere al tecnico!
- E' in mobilità.
- Oh Signur! E non c'è nessuno che sappia metterci le mani?
- Ci sarebbe quel ragazzino nuovo... è bravo con i computer, ma non conosce le password.
- Una telefonata al tecnico?
- E' in Africa.
- In Africa.
- Sì. Servizio fotografico.
- Magari sui leoni.
- Già.

Insomma, questa ragazza, che si occupa di comunicazione come me, ora è costretta ad aggirare questi filtri. Per entrare sul mio blog. Per non parlare di Facebook.
A volte la lungimiranza delle aziende è pari alla capacità di trarre profitto da nuovi canali, opportunità, relazioni.

[La strip Dilbert qui sopra l'ho scaricata tramite il mio portatile e connessione personale: il filtro aziendale mi bloccava tutto ciò che considera "svago". L'ho fatto presente al mio capo e ha detto "ovvio!"]